L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto Podcast Por Ephèmera Firenze arte de portada

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto

De: Ephèmera Firenze
Escúchala gratis

L’Invisibile Addosso: Profumo e Olfatto è il podcast firmato Ephèmera Firenze, maison fiorentina leader nel scent identity design e nella creazione di esperienze olfattive su misura. Ephèmera intreccia l’arte del profumo con l’artigianato italiano, la ricerca artistica e la narrazione poetica, trasformando le fragranze in strumenti di comunicazione invisibile e di identità profonda.

In ogni episodio apriremo lo sguardo su ciò che non si vede: il linguaggio segreto dell’olfatto, il potere evocativo del profumo, i suoi segreti e le sue storie. Un viaggio che unisce memoria ed emozione, cultura e immaginazione. Chiudi gli occhi e lasciati condurre: attraverso le parole scopriremo come il profumo possa farsi ponte verso altri mondi, risvegliare energie sottili e raccontare ciò che il silenzio non sa dire.Ephèmera Firenze
Arte Diseño y Artes Decorativas Educación
Episodios
  • Ep. 30_Il museo del profumo a Milano
    Mar 24 2026
    Trentesima puntata de L’invisibile addosso: entriamo nel Museo del Profumo di Milano, un luogo piccolo nelle dimensioni ma molto denso di significato, dove il profumo viene raccontato non come semplice accessorio o piacere personale, ma come traccia culturale, storica e artistica. La puntata parte da un’idea precisa: il profumo non serve solo a profumare, ma può diventare una chiave per leggere un’epoca, i suoi desideri, i suoi codici estetici, le sue forme di rappresentazione e persino il suo modo di abitare il corpo e la memoria. Attraverso il racconto del museo, si scopre come un flacone possa trasformarsi in molto più di un contenitore.Vetro, etichetta, nome, forma e immaginario concorrono a fare del profumo un vero oggetto di arte applicata. La puntata si sofferma infatti su alcune tappe simboliche del percorso museale, dove la profumeria incontra il design, la moda, il teatro e la storia del Novecento. Emergono figure e creazioni che mostrano come la fragranza possa diventare scena, rituale, linguaggio sociale e costruzione di immagine. Tra i riferimenti evocati ci sono René Lalique con il suo Scarabée, esempio di come il profumo possa assumere il valore di un simbolo quasi sacrale; Salvador Dalí con Le Roy Soleil, dove il flacone diventa una forma di palcoscenico in miniatura; e Shocking di Elsa Schiaparelli, firmato da Léonor Fini, che introduce nella narrazione il rapporto tra profumo, moda, emancipazione, glamour e dichiarazione identitaria. In questo passaggio, la puntata mostra con chiarezza come il profumo smetta di essere soltanto qualcosa di “gradevole” e diventi invece racconto, visione e segno culturale.La riflessione si allarga poi al contesto storico. Raccontare il Novecento attraverso la profumeria significa osservare come cambiano i corpi, le città, l’industria, il gusto e le immagini del desiderio. Anche la chimica ha un ruolo fondamentale in questa trasformazione: la puntata richiama infatti l’idea che la modernità del profumo sia anche una modernità industriale, capace di ampliare le possibilità creative e di rendere accessibili nuove costruzioni olfattive. In questo senso, il museo non conserva soltanto oggetti belli: conserva il passaggio da una cultura materiale a una cultura dell’immaginario. Accanto agli oggetti, la puntata dà spazio anche alle storie. Ed è proprio qui che il museo rivela il suo lato più narrativo. Compaiono figure come Mata Hari, associata a una fragranza che amplifica il suo alone di seduzione e mistero; Gabriele d’Annunzio con Aqua Nunzia, dove il profumo si intreccia alla parola e alla costruzione del sé; e La Violetta di Parma di Borsari, presentata come emblema della Belle Époque, cioè di un mondo fatto di eleganza, rituali sociali, appartenenza e rappresentazione.Attraverso queste storie, la puntata suggerisce che spesso non ci profumiamo solo per noi stessi, ma anche per dialogare con un’immagine di mondo, con un ruolo, con uno sguardo sociale. Il Museo del Profumo di Milano emerge così come un luogo in cui il profumo viene trattato come documento culturale: non un capriccio, ma una vera “tecnologia del ricordo, della presentazione e dell’immaginario”. La scelta stessa della visita guidata, raccontata nella puntata, rafforza questa visione: non si tratta soltanto di osservare oggetti, ma di entrare nelle connessioni che li rendono vivi, leggibili e contemporanei. Questa puntata è quindi dedicata a chi ama il profumo non soltanto come esperienza sensoriale, ma come linguaggio capace di custodire memoria, raccontare identità e attraversare la storia.È un invito ad ascoltare la profumeria con uno sguardo diverso: più lento, più colto, più attento ai dettagli invisibili che abitano le forme, i nomi, i materiali e le epoche. E lascia, in chi ascolta, una domanda sottile ma importante: se dovessimo scegliere un solo flacone per raccontare il nostro tempo, quale forma avrebbe? E che cosa direbbe di noi?Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dallo studio esperienziale fiorentino, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione...
    Más Menos
    7 m
  • Ep. 29_La first lady e il vetiver
    Mar 17 2026
    Ventinovesimo episodio dell'Invisibile Addosso: la first lady e il vetiver.

    Il vetiver non è soltanto una materia prima della profumeria. È una radice che scende in profondità nella terra, fino a quattro metri sotto la superficie, e da lì raccoglie minerali, umidità e silenzi. Il suo profumo nasce proprio da questo viaggio sotterraneo: legnoso, terroso, a tratti affumicato, con una verticalità olfattiva che lo rende una delle note più riconoscibili e misteriose della profumeria. In questa puntata attraversiamo la geografia e la storia del vetiver, una pianta originaria dell’Asia meridionale che oggi cresce anche ad Haiti, a Giava, a Réunion e in Madagascar. Ogni terra gli regala una sfumatura diversa: la raffinatezza luminosa del vetiver haitiano, la profondità fumosa di quello di Java, la dimensione calda e quasi spirituale di quello indiano. Il racconto prende vita attraverso un incontro reale e sorprendente avvenuto a Grasse nel 2001. Una First Lady africana chiede di incontrare Jean-Claude Ellena, uno dei più grandi profumieri contemporanei. Non per visitare il laboratorio, ma per parlare di profumo.

    Da quella conversazione emerge un universo culturale poco conosciuto in Europa: il wusulan, un rituale femminile del Mali in cui radici, resine e legni vengono bruciati lentamente per profumare la casa, i tessuti e soprattutto il corpo. Nel racconto della First Lady il vetiver appare come una radice potente, parte di un sapere femminile tramandato da generazioni. Le donne maliane intrecciano anelli di vetiver, preparano decotti, profumano la pelle con il fumo delle resine. Non è semplice estetica: è una forma di linguaggio del corpo, una pratica di intimità e seduzione, una cultura dell’odore che appartiene alle donne e alla loro memoria domestica. Da qui nasce una domanda affascinante: perché in Africa il vetiver è associato alla sensualità femminile mentre in Europa è diventato uno dei simboli della profumeria maschile? La puntata esplora proprio questa trasformazione culturale. Nel corso del Novecento il vetiver viene adottato dalla profumeria occidentale come emblema di eleganza sobria e disciplinata.

    Nascono grandi fragranze che costruiscono la loro identità intorno a questa radice: Vetiver di Carven, Vétiver di Guerlain, fino alle interpretazioni contemporanee di Tom Ford e Diptyque. In quel periodo il vetiver diventa il profumo della nuova mascolinità europea: asciutta, raffinata, quasi architettonica. Eppure la storia racconta qualcosa di più complesso. La stessa radice che in Africa accompagna i rituali femminili dell’intimità diventa in Occidente la firma olfattiva dell’uomo elegante. Non è la pianta ad avere un genere: è la cultura che lo attribuisce.

    Oggi la profumeria contemporanea sta lentamente superando queste categorie. Il vetiver ritorna a essere ciò che è sempre stato: una radice della terra, capace di parlare a chiunque sappia ascoltare gli odori senza etichette. Questa puntata è quindi un viaggio tra botanica, antropologia e storia della profumeria. Un percorso che ci porta dalle radici profonde della pianta fino ai grandi flaconi della profumeria moderna, passando per rituali africani, incontri inattesi e intuizioni olfattive che attraversano culture e continenti.

    Perché il vetiver non è soltanto un ingrediente.
    È una memoria della terra che pesa, che radica e che rimane.



    VOICE: @fjd.prod
    Más Menos
    8 m
  • Ep. 28_Andy Warhol: la collezione invisibile.
    Mar 10 2026
    Ventottesimo episodio del Podcast L’Invisibile Addosso: Andy Warhol_ la collezione invisibile. In questo episodio de L’Invisibile Addosso parliamo di Andy Warhol e di qualcosa che raramente associamo alla sua arte: il profumo. Non come semplice accessorio estetico, ma come strumento creativo, archivio di memoria e forma di collezionismo invisibile. Immagina per un momento un museo che non espone quadri, né sculture, né fotografie. Un museo fatto di flaconi: bottiglie mezze finite, etichette consumate, spruzzi rimasti a metà. Non per distrazione, ma per scelta. È esattamente così che Andy Warhol immaginava una parte della propria vita: come una collezione di odori. Una collezione privata, invisibile eppure potentissima. Warhol scrive che tra i cinque sensi l’olfatto è quello che ha il potere più diretto di riportarci indietro nel tempo. Un odore basta per far riemergere una stanza, una stagione, una persona. Non serve pensarci: accade immediatamente. Ma Warhol non si limita a subire questa magia. Come sempre nella sua arte, cerca di trasformarla in un sistema. Nel suo libro del 1975 racconta un’abitudine curiosa: cambiava profumo a intervalli regolari, spesso ogni tre mesi. Poi smetteva di usarlo. Quel profumo veniva “messo in pensione”. Il motivo è sorprendente: voleva trasformarlo in un marcatore temporale. Ogni fragranza diventava l’etichetta olfattiva di un periodo della sua vita. Un archivio di emozioni. Se ci pensiamo bene, è qualcosa che tutti abbiamo sperimentato. Basta sentire un profumo che non annusavamo da anni e, all’improvviso, tutto torna: una strada, una persona, una casa, una stagione lontana. Warhol prende questo fenomeno e lo rende metodo. Ogni fragranza diventa un capitolo della sua autobiografia. Una collezione non di oggetti, ma di momenti. C’è un episodio raccontato da Warhol che sembra una scena cinematografica. Durante le feste mondane di New York, a volte spariva. Non per curiosare nelle stanze degli altri, ma per andare nei bagni degli appartamenti e scoprire quali profumi usassero i padroni di casa. Se trovava qualcosa di interessante, lo spruzzava addosso. Subito dopo arrivava l’ansia. Temeva che qualcuno lo riconoscesse non dal volto, ma dall’odore. In quel momento il profumo diventa qualcosa di più di una fragranza: diventa identità, e allo stesso tempo maschera. Warhol, che ha trasformato la maschera in linguaggio estetico — basti pensare alla sua parrucca argentata e alla costruzione quasi teatrale della sua immagine pubblica — utilizza anche il profumo come travestimento. Un odore permette di entrare in un ruolo e di uscirne. Alcuni biografi suggeriscono che questa sensibilità olfattiva nasca molto prima della Factory. Warhol cresce in una famiglia legata alla tradizione cattolica bizantina.Chi ha assistito a una liturgia orientale sa che è un’esperienza profondamente sensoriale: incenso, candele, metalli, tessuti, cori. L’aria stessa diventa materia rituale. Se cresci in un ambiente così, l’odore non è mai soltanto odore. Diventa atmosfera, appartenenza, rito. Forse è lì che Warhol impara che gli odori possono costruire mondi. Warhol ha sempre avuto un’ossessione per gli oggetti e non ha mai separato davvero arte e consumo. Le lattine di zuppa Campbell’s, le bottiglie di Coca-Cola, le scatole Brillo sono oggetti quotidiani trasformati in icone. Il profumo si inserisce perfettamente in questo universo perché è allo stesso tempo lusso, design, simbolo culturale e qualcosa che si indossa. Tra le fragranze che amava particolarmente c’era il celebre Chanel N°5. Warhol osservava con sorprendente modernità che un profumo non è necessariamente maschile o femminile: dipende da chi lo indossa. Nel 1985 trasforma proprio Chanel N°5 in immagine nella serie Ads. Non dipinge un fiore, non dipinge una donna: dipinge un marchio. Eppure dietro quell’immagine iconica si nasconde qualcosa che non si vede, l’odore. Quando pensiamo alla Factory immaginiamo pareti argentate, polaroid, musica, flash.Ma la Factory era anche un luogo che si sentiva. Inchiostri tipografici, solventi, spray metallici, carta appena stampata, sigarette, lacca per capelli, profumi costosi. Un miscuglio di odori industriali e mondani. In un ambiente così saturo il profumo diventava una firma personale, un modo per ritagliarsi un’aura dentro uno spazio collettivo. Nel 1967 Warhol realizza un oggetto straordinario chiamato “You’re In / Eau d’Andy”. Prende bottiglie di Coca-Cola, le spruzza di vernice argentata e le riempie con una colonia agrumata economica. È un gesto perfettamente warholiano: oggetto industriale, gesto artistico, contenuto invisibile. La Coca-Cola invia una diffida legale e il progetto si interrompe, ma quell’idea rimane. Anni dopo la casa Comme des Garçons dichiarerà di essersi ispirata proprio a quel gesto per alcune fragranze concettuali. È come se quell’opera avesse lasciato una scia non solo nella storia dell...
    Más Menos
    10 m
Todavía no hay opiniones