Ep. 30_Il museo del profumo a Milano Podcast Por  arte de portada

Ep. 30_Il museo del profumo a Milano

Ep. 30_Il museo del profumo a Milano

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Trentesima puntata de L’invisibile addosso: entriamo nel Museo del Profumo di Milano, un luogo piccolo nelle dimensioni ma molto denso di significato, dove il profumo viene raccontato non come semplice accessorio o piacere personale, ma come traccia culturale, storica e artistica. La puntata parte da un’idea precisa: il profumo non serve solo a profumare, ma può diventare una chiave per leggere un’epoca, i suoi desideri, i suoi codici estetici, le sue forme di rappresentazione e persino il suo modo di abitare il corpo e la memoria. Attraverso il racconto del museo, si scopre come un flacone possa trasformarsi in molto più di un contenitore.Vetro, etichetta, nome, forma e immaginario concorrono a fare del profumo un vero oggetto di arte applicata. La puntata si sofferma infatti su alcune tappe simboliche del percorso museale, dove la profumeria incontra il design, la moda, il teatro e la storia del Novecento. Emergono figure e creazioni che mostrano come la fragranza possa diventare scena, rituale, linguaggio sociale e costruzione di immagine. Tra i riferimenti evocati ci sono René Lalique con il suo Scarabée, esempio di come il profumo possa assumere il valore di un simbolo quasi sacrale; Salvador Dalí con Le Roy Soleil, dove il flacone diventa una forma di palcoscenico in miniatura; e Shocking di Elsa Schiaparelli, firmato da Léonor Fini, che introduce nella narrazione il rapporto tra profumo, moda, emancipazione, glamour e dichiarazione identitaria. In questo passaggio, la puntata mostra con chiarezza come il profumo smetta di essere soltanto qualcosa di “gradevole” e diventi invece racconto, visione e segno culturale.La riflessione si allarga poi al contesto storico. Raccontare il Novecento attraverso la profumeria significa osservare come cambiano i corpi, le città, l’industria, il gusto e le immagini del desiderio. Anche la chimica ha un ruolo fondamentale in questa trasformazione: la puntata richiama infatti l’idea che la modernità del profumo sia anche una modernità industriale, capace di ampliare le possibilità creative e di rendere accessibili nuove costruzioni olfattive. In questo senso, il museo non conserva soltanto oggetti belli: conserva il passaggio da una cultura materiale a una cultura dell’immaginario. Accanto agli oggetti, la puntata dà spazio anche alle storie. Ed è proprio qui che il museo rivela il suo lato più narrativo. Compaiono figure come Mata Hari, associata a una fragranza che amplifica il suo alone di seduzione e mistero; Gabriele d’Annunzio con Aqua Nunzia, dove il profumo si intreccia alla parola e alla costruzione del sé; e La Violetta di Parma di Borsari, presentata come emblema della Belle Époque, cioè di un mondo fatto di eleganza, rituali sociali, appartenenza e rappresentazione.Attraverso queste storie, la puntata suggerisce che spesso non ci profumiamo solo per noi stessi, ma anche per dialogare con un’immagine di mondo, con un ruolo, con uno sguardo sociale. Il Museo del Profumo di Milano emerge così come un luogo in cui il profumo viene trattato come documento culturale: non un capriccio, ma una vera “tecnologia del ricordo, della presentazione e dell’immaginario”. La scelta stessa della visita guidata, raccontata nella puntata, rafforza questa visione: non si tratta soltanto di osservare oggetti, ma di entrare nelle connessioni che li rendono vivi, leggibili e contemporanei. Questa puntata è quindi dedicata a chi ama il profumo non soltanto come esperienza sensoriale, ma come linguaggio capace di custodire memoria, raccontare identità e attraversare la storia.È un invito ad ascoltare la profumeria con uno sguardo diverso: più lento, più colto, più attento ai dettagli invisibili che abitano le forme, i nomi, i materiali e le epoche. E lascia, in chi ascolta, una domanda sottile ma importante: se dovessimo scegliere un solo flacone per raccontare il nostro tempo, quale forma avrebbe? E che cosa direbbe di noi?Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dallo studio esperienziale fiorentino, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione...
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