TRAPPIST Podcast Por The Submarine arte de portada

TRAPPIST

TRAPPIST

De: The Submarine
Escúchala gratis

Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.CC-BY 4.0 Undermedia Ciencia Política Política y Gobierno
Episodios
  • 226: Ministri a targhe alterne
    Apr 13 2026
    Giorgia Meloni non vuole che si parli di rimpasto, non vuole che si dica che il governo è in crisi, non vuole essere considerata responsabile delle difficoltà che il suo governo sta affrontando. Eppure la lista dei ministri in difficoltà è tutto tranne che breve — e la coalizione si comporta come separati in casa: la Lega è appostata sul Viminale, Forza Italia è a pezzi, e il resto del consiglio dei ministri si divide tra chi è sparito e chi è fin troppo visibile, spesso anche per dispiacere degli alleati.

    Nel frattempo il governo ha silurato l’ex ad di Leonardo, Roberto Cingolani, forse per compiacere Washington, forse per serrare i ranghi. E sulla crisi energetica, tra lo spettro del lockdown e il costo del pieno sempre piú alto, continuano ad arrivare poche risposte, e nessuna riflessione su come ci siamo ritrovati qui, senza piano di per una transizione energetica, 20 anni dopo quando serviva.

    Con: Arianna Bettin, Stefano Colombo e Alessandro Massone

    Sostieni the Submarine, abbonati: https://www.thesubmarine.it/#/portal/signup
    Más Menos
    43 m
  • 225: Oh no
    Mar 25 2026
    Congratulazioni! Da quanto tempo non vi capitava di votare per qualcosa che vince le elezioni? In questa puntata di TRAPPIST, registrata prima delle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, e dello stallo alla messicana con Santanchè, parliamo delle conseguenze del voto: sul governo, e anche sull’opposizione, che ora deve superare le proprie differenze per arrivare a una proposta unitaria, in vista di primarie a cui sia Conte che Schlein si dicono pronti.

    Ma se gli eventi delle ore successive alla registrazione fanno intendere che la crisi di governo è ancora più profonda di quanto sembrasse, sembra anche che i partiti di opposizione siano in realtà meno pronti a buttarsi nel percorso delle primarie di quanto apparisse sull'ondata della vittoria al referendum.

    Sostieni the Submarine, abbonati alla newsletter
    Más Menos
    47 m
  • 224: Con ragioni per il Sì come queste, chi ha bisogno di ragioni per il No
    Mar 17 2026
    Mancano pochi giorni al voto, che nelle ultime settimane le forze di governo hanno politicizzato con quella che sembra crescente disperazione. In questa puntata di Trappist passiamo in rassegna i momenti più assurdi di una campagna elettorale per il Sì che si è rivelata la migliore pubblicità per il No.

    La piú clamorosa è una delle piú recenti: Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che in tv invita a votare sì per "toglierci di mezzo la magistratura,” paragonandola a “un plotone d'esecuzione." Nordio, che da mesi colleziona uscite imbarazzanti — dalla magistratura come sistema "paramafioso" ai magistrati "inetti" che vanno “colpito nella carriera” — fino alla leghista Matone che ammette, senza sapere che nella stanza erano presenti giornalisti, che il ministro dice "cose che tutti pensano, ma almeno noi non le diciamo." Una menzione speciale per Tony Tajani, che ha dichiarato che la riforma onorerebbe la memoria di Silvio Berlusconi, e che alla possibilità dello spostamento della polizia giudiziaria fuori dall'autorità della magistratura. Quello che doveva restare un referendum tecnico ha finito per smascherare le reali ambizioni della coalizione: non il magistrato inetto, ma il magistrato che applica la legge in un modo che non piace al governo.

    Meloni ha aspettato l'ultima settimana per esporsi in prima persona, e lo ha fatto con un crescendo allarmante: al Teatro Parenti di Milano ha evocato "immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà" come conseguenza di una vittoria del no, non è chiaro come. Tutto questo nel contesto di mesi in cui la magistratura è stata attaccata frontalmente.

    Se dovesse vincere il No, e in modo solido, sarebbe la seconda sconfitta su tre grandi riforme costituzionali dopo il naufragio dell'autonomia differenziata, con il premierato ormai fuori portata a un anno dalle elezioni. Il governo si ritroverebbe senza agenda di riforme, senza margini economici e con una finanziaria difficilissima all’orizzonte tra impegni europei e NATO. Per Meloni, che ha scelto di metterci la faccia negli ultimi dieci giorni, il rischio è quello di una sconfitta simbolica paragonabile a quella di Renzi sul referendum costituzionale o della Lega in Emilia-Romagna.

    Con Arianna Bettin e Alessandro Massone

    Sostieni the Submarine, abbonati: https://www.thesubmarine.it/#/portal/signup
    Más Menos
    44 m
Todavía no hay opiniones