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De: livio partiti
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Arte Ciencias Sociales Espiritualidad Historia y Crítica Literaria
Episodios
  • Niccolò D'Agati "Giovanni Segantini"
    Jan 10 2026
    Niccolò D'Agati"Giovanni Segantini"Museo Civico di Bassano del Grappawww.museibassano.itAl Museo Civico di Bassano del Grappa, la grande mostra che, ad oltre dieci anni dall’ultima esposizione dedicata all’artista, celebra l’opera di uno dei massimi esponenti del Divisionismo, tra i più sensibili osservatori del mondo naturale e impareggiabile cantore della montagna quale luogo fisico e simbolico: Giovanni Segantini (1858-1899).Realizzata con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco, e in collaborazione con Dario Cimorelli Editore, la mostra si propone di ripercorrere l’intera parabola artistica di Segantini mettendo per la prima volta in dialogo le sue opere con quelle dei maggiori artisti europei del suo tempo, da Millet a Van Gogh, per raccontare la carriera di un astro della pittura che ha saputo contribuire e spesso influenzare i principali movimenti artistici del suo tempo.Nato ad Arco da una famiglia di umili origini, Segantini si forma nella bottega del decoratore Luigi Tettamanzi e, successivamente, frequentando un corso serale all’Accademia di Brera. Sin dagli esordi milanesi, e successivamente al suo trasferimento prima in Brianza e poi sulle Alpi Retiche, la sua opera sarà determinata da una profonda comunione con la Natura e dallo studio delle potenzialità espressive della luce e del colore: una ricerca che il pittore porterà alle estreme conseguenze con l’approdo al Divisionismo e che troverà pieno compimento nella riscrittura, in chiave simbolica e panteistica, degli spazi alpini da lui resi assoluti ed eterni in termini pittorici.Dagli esordi “scapigliati” alla pittura pastorale, dalle ardite sperimentazioni come colorista agli ultimi, lirici tentativi di catturare lo spirito della montagna e celebrarne il mito, la mostra seguirà gli snodi più importanti della sua vicenda biografica e artistica attraverso un percorso cronologico e geografico diviso in quattro sezioni e ritmato da numerosi focus tematici.Attraverso un centinaio di capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee - dal Musée d’Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam - alcune delle quali rintracciate a distanza di oltre un secolo dalla loro realizzazione, la grande rassegna dei Musei Civici di Bassano del Grappa permetterà al pubblico di scoprire, con occhi del tutto nuovi, uno dei più straordinari artisti dell’Ottocento.Il progetto di allestimento, a cura di Mustafa Sabbagh, mette in continuo dialogo luci e ombre, spazio e opere d’arte, trasformando il percorso espositivo in un palcoscenico drammatico in cui i colori vibranti delle opere risplendono, restituendo al visitatore un’esperienza emozionale e immersiva, ampliata da un crescendo visivo con un unico focus: l’arte di Segantini.La mostra è stata preceduta da rilevantissime indagini non invasive sulle opere e sui materiali impiegati da Segantini. Queste ricerche hanno portato a sorprendenti scoperte, in particolare riguardo Ave Maria a trasbordo, opera simbolica del Segantini Museum di St. Moritz e dell’intera produzione segantiniana, eccezionalmente concessa in prestito al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 8 dicembre 2025.Ad accompagnare la mostra, un importante catalogo scientifico pubblicato da Dario Cimorelli Editore, acquistabile al link, raccoglie i contributi dei più autorevoli studiosi dell’opera segantinana, con ampi apparati dedicati alla ricostruzione del suo percorso artistico, alla sua tecnica pittorica e alle indagini diagnostiche più recenti, oltre alle schede ragionate delle opere esposte.La mostra sarà resa ancora più accessibile grazie all’audioguida gratuita in lingua italiana, inglese e tedesca, realizzata in collaborazione con Audiogiro, che accompagnerà il pubblico alla scoperta della vita e dell’arte di Giovanni Segantini attraverso la voce di Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa. Per accedere ai contenuti dell'audioguida basterà essere dotati del proprio smartphone e delle proprie cuffiette, inquadrare il QR Code presso la biglietteria del Museo Civico e all’ingresso della mostra, oppure salvare il link. La mostra è a cura di Niccolò D’Agati.Promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del GrappaAll'interno del Programma Regionale per la promozione dei Grandi Eventi e con il Patrocinio di Regione del VenetoNell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026Con il contributo di: Club Alpino Italiano e Fondazione Banca Popolare di Marostica VolksbankCon il supporto di: Segantini Museum di St. Moritz e Galleria Civica G. Segantini di ArcoIn collaborazione con: Regione Lombardia e Dario Cimorelli EditoreMain sponsor: Ceccato Automobili S.p.A., F.lli Campagnolo S.p.A. e Mevis S.p.A.Sponsor: Vortex Hydra Dams - Hydromechanical Equipment and ValvesDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--...
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    28 m
  • Silvia Zanelli "Deleuze con Peirce"
    Jan 9 2026
    Silvia Zanelli
    "Deleuze con Peirce"
    Un equivoco impossibile
    Orthotes Editrice
    www.orthotes.com

    Deleuze, con tutta probabilità, non lesse mai direttamente la sconfinata opera di Peirce ed ebbe accesso solo ad un “Peirce di seconda mano”, attraverso le antologie di Gérard Deledalle. Proporre di lavorare all’intersezione fra Deleuze e Peirce non può che configurarsi dunque come un equivoco, e nella fattispecie come un equivoco ermeneutico. Se quello tra Deleuze e Peirce è in linea di principio un incontro impossibile, è proprio a partire da questa radicale discontinuità che ci sarà occasione di evidenziare delle soglie di continuità. A nostro modo di vedere Deleuze non dispone di una semiotica di stampo peirceano. Porremo dunque sullo sfondo quello che Deleuze ha scritto su Peirce nei suoi testi sul cinema per attualizzare invece ciò che in riferimento a Peirce è rimasto impensato nella penna di Deleuze. Ci avventureremo così nella “libreria concettuale” del non pensato deleuziano per riattivarne alcuni nodi problematici, nell’alleanza con Peirce. Il tentativo è quello di tenere insieme l’aspirazione cosmologica con cui entrambi guardano al reale, nonché una nuova immagine del pensiero, che vive nel rapporto mutuale fra virtualità e attualità, ovvero fra generalità ed individuazione. Il testo è un gioco concettuale che senza prendere troppo sul serio cosa Deleuze e Peirce hanno effettivamente detto, si colloca nel mezzo fra i due pensatori, con l’obiettivo di mostrare fino a che punto questa doppia deformazione possa reggere, dandoci alcuni indizi su come abitare il nostro contemporaneo.


    Una delle linee minori che attraversa, come un azzardo teoretico, tanto il pensiero di Peirce quanto quello di Deleuze è la necessità di proporre una visione globale e al contempo aperta del reale, unita alla complementare urgenza di offrire il terreno per una tale apertura entro un quadro che sia quello di una cosmologia in atto, colta nel suo divenire e di cui è fondamentale il senso di illimitatezza e crescita.
    Il tema della cosmologia in filosofia trova spazio per antonomasia ai margini del pensiero moderno, come una mosca bianca, e rappresenta una tappa minore presso cui soggiornare: all’ombra della metafisica e ai bordi dell’ontologia, sovvertendo i cardini della prima ed espandendo i confini della seconda, la cosmologia rappresenta cioè un terreno del pensiero di cui è ancora necessario comprendere la potenza, in senso spinoziano.
    La cosmologia ha un’esistenza chimerica, un carattere ibrido e una vocazione paradossale per il tutto, l’intero e la sua costitutiva e contradditoria apertura. Essa pensa al limite e il limite del pensiero, nella sua illimitatezza. Pensare l’universo o la dimensione naturante della natura – compito in linea di principio impossibile – significa mapparne l’articolazione aperta ed evenemenziale, seguirne le tracce, gli sviluppi e l’evoluzione, nella consapevolezza che non sia possibile ridurre l’universo ad un inerte e cristallizzato oggetto (di studi).

    Silvia Zanelli (Milano 1995), PhD in filosofia, è attualmente assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna nell’ambito del progetto “Cult-up. Upcycling and Cultural Heritage”. I suoi interessi di ricerca riguardano il pensiero di Gilles Deleuze, di Charles Sanders Peirce e di Gilbert Simondon, con particolare attenzione per il rapporto tra pre-individualità ed individuazione. Al tema ha dedicato la monografia Con-fini. Deleuze, Simondon e il problema dell’individuazione (Roma 2023) e vari articoli scientifici.


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    25 m
  • Diego Crivellari "Veneto punto e a capo"
    Jan 9 2026
    Diego Crivellari, Francesco Jori
    "Veneto punto e a capo"
    Economia, politica, società. Materiali di lavoro per il futuro che viene
    Apogeo Editore
    www.remweb.it

    Mai come stavolta, a oltre mezzo secolo dal varo delle Regioni, e a trent’anni dal primo voto regionale della seconda Repubblica, il cammino verso le elezioni in Veneto si è rivelato così distratto rispetto ai contenuti e apparentemente scontato, ridotto perlopiù alla valutazione di una serie di questioni interne ai partiti, troppo spesso distante dalle persone a cui si deve chiedere il voto. In tutto questo agitarsi delle varie parti in gioco, non si è ancora avuto il tempo di spiegare ai veneti come si intenderebbe gestire la prossima legislatura, che pure sarà del massimo rilievo per una regione alle prese con colossali problemi che richiedono un progetto politico di largo respiro. A tali problemi questo libro è dedicato, a prospettare un quadro dell’esistente articolato in una serie di temi di fondo, partendo da quello che forse è il più decisivo, una demografia che nei prossimi cinque anni stravolgerà l’anagrafe, con tanti anziani, sempre meno giovani, sempre più immigrati, ma comunque insufficienti a coprire i vuoti. Con ricadute inevitabili sull’economia, ma anche sulla sanità, sul welfare, sulle pensioni, sull’istruzione, e via elencando.


    È un lavoro che vuol essere una base di discussione e confronto tra chi sarà chiamato a gestire il futuro prossimo venturo del Veneto, ma più in generale è volto alla speranza di coinvolgere la classe dirigente, non soltanto politica. Il catalogo delle criticità, come si vedrà, è tale da richiedere un impegno massiccio e su alcuni punti trasversale. Se questo non avverrà, la conseguenza sarà inevitabile: un ulteriore deleterio distacco dei cittadini dalla politica (già oggi quattro veneti su dieci non votano), ma anche e soprattutto un arretramento su scala nazionale e internazionale di un Veneto che già oggi è superato in molti dei parametri strategici dalla vicina Emilia-Romagna. Quella che ambiva definirsi “la locomotiva d’Italia” verrebbe così declassata al ruolo di una molto più modesta littorina.


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