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America Week

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Dall'ufficio di corrispondenza Italpress a New York, Stefano Vaccara offre un approfondimento settimanale sugli Stati Uniti: notizie, analisi e riflessioni sui principali avvenimenti che segnano l'attualità americana.Agenzia di Stampa ITALPRESS Política y Gobierno
Episodios
  • America Week - Episodio 48
    Jan 9 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale. Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia. E più rilancia, più diventa pericoloso. L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.

    xo9/sat/gtr
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  • America Week - Episodio 47
    Jan 2 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Il 2026 a New York è cominciato con un freddo tagliente ma con un calore umano impressionante. Downtown, davanti a City Hall, migliaia di persone – soprattutto giovani – si sono strette per assistere all’insediamento di Zohran Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e anche socialista della città. Io ero lì, in mezzo alla folla: ho aspettato con loro, ho ascoltato, ho fatto domande. E quello che ho visto è stato più di una cerimonia. È stato un momento politico.

    xo9/sat/gtr
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    5 m
  • America Week - Episodio 46
    Dec 19 2025
    NEW YORK. In Sicilia si dice che “cu vucia chiu’ forti avi ragiuni”: chi grida più forte, alla fine, la spunta. È un proverbio nato tra i banchi dei mercati di Palermo, come appunto la Vucciria che significa gridare e dove l’urlo serve a vendere. Ma in America, quando un presidente grida in prima serata, spesso non sta vendendo un’idea: sta difendendo un potere che sente scivolare. E mercoledì sera Donald Trump, nel suo discorso “sull’economia”, ha dato proprio quell’impressione: non il leader sicuro del 2024, ma un uomo che parla, anzi urla con l’ansia di non essere più creduto.
    Il punto non è solo cosa ha detto – confine “sicuro”, prezzi “giù”, dazi come macchina miracolosa – ma come lo ha detto: Un “rant”, nel senso pieno: sfogo e intimidazione insieme. La distanza con la realtà quotidiana resta enorme: l’idea che l’inflazione sia ormai “finita” e che i prezzi siano scesi in modo generalizzato non coincide con quello che molte famiglie vedono tra spesa, affitti e bollette. E quando lo scarto tra propaganda e esperienza si allarga, alzare la voce non basta più: anzi, tradisce panico.

    xo9/sat/gtr
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