Episodios

  • Marco Piagentini - Io, sopravvissuto alla strage di Viareggio
    Feb 10 2026
    Pablo Trincia incontra Marco Piagentini, sopravvissuto della strage di Viareggio e anche familiare delle vittime. Alle 23:48 del 29 giugno 2009, un treno merci che trasportava 681 mila chilogrammi di GPL sulla tratta Trecate–Gricignano Teverola deragliò nei pressi della stazione di Viareggio. Il gas si diffuse velocissimamente nell'aria e in seguito a una scintilla scoppiò tutto, causando la morte immediata di 30 persone e ferendone altri. Marco perse due figli e la moglie, mentre lui e il figlio più grande Leonardo si salvarono. In quel momento capì che poteva lasciarsi morire oppure continuare a vivere: scelse la vita, per Leonardo e anche per chi non c’era più. Aveva oltre il 90% del corpo ustionato, affrontò circa cinquanta operazioni, trascorse un mese e mezzo in coma e sei mesi in ospedale. Marco affrontò un percorso di riabilitazione fisica, terapeutica e psicologica. Indossava una maschera protettiva giorno e notte e, per non spaventare Leonardo, gli diceva che si stava trasformando in Spider-Man. Il primo vero contatto con i familiari delle vittime avviene in aula, durante il processo di primo grado. È lì che inizia ad affiancare Daniela Rombi, presidente dell’associazione Il mondo che vorrei, fondata dai familiari, e insieme intraprendono un impegno enorme. Incontrano avvocati, periti, amministratori locali, giornalisti. Investono oltre 600 mila euro in perizie fondamentali per dimostrare le responsabilità delle ferrovie e degli altri enti coinvolti nel processo. Marco ricorda bene la sproporzione di potere tra le parti: loro potevano contare su avvocati locali e periti “piccoli”, mentre le ferrovie schieravano i migliori professori del Politecnico, capaci di realizzare modellini e plastici per ricostruire la vicenda in modo da evitare l’attribuzione delle responsabilità ai propri assistiti. Dopo sei gradi di giudizio raggiungono un risultato storico: gli amministratori delegati vengono condannati. Le condanne, però, non sono mai state il vero obiettivo: non restituiscono i figli. Ciò che conta davvero è l’accertamento delle responsabilità, che diventa la base per guardare alla sicurezza in modo diverso. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    45 m
  • Palmina Martinelli - Mia sorella, bruciata viva
    Feb 3 2026
    Pablo Trincia incontra Mina Martinelli, che si è battuta fino all’ultimo, fino alla sua scomparsa nel dicembre 2025, per ottenere giustizia per la morte della sorella Palmina, bruciata viva nel 1981, a soli 14 anni. Palmina, prima di morire, fece il nome di due giovani, che l’avrebbero aggredita per essersi rifiutata di entrare in un giro di prostituzione. Insieme a lei, Debora Campanella, autrice e profonda conoscitrice della tragedia. Le persone indicate da Palmina nell’audio sono state definitivamente assolte. A luglio 2025 il Tribunale di Bari ha confermato l’erroneità della tesi del suicidio e ha riconosciuto il coinvolgimento di Bernardi nella stesura del biglietto d’addio di Palmina, disponendo inoltre l’archiviazione del procedimento nei confronti di Cesare Ciaccia. Mina Martinelli, la sorella di Palmina Martinelli morta a Fasano nel 1981, invoca giustizia e chiarezza sulla morte della sorella. Palmina fu portata in ospedale con ustioni gravissime e, prima di morire, fece il nome di due giovani del posto sostenendo di essere stata aggredita perché si era rifiutata di entrare in un giro di sfruttamento della prostituzione. I due furono processati per poi essere assolti definitivamente: secondo i giudici non vi erano prove sufficienti per attribuire loro il fatto e il caso fu archiviato come suicidio. Dopo le assoluzioni, Mina ha sollecitato la magistratura, collaborato con avvocati e associazioni per ricostruire gli atti e denunciare lacune investigative. A luglio 2025, dopo oltre 40 anni, il giudice del Tribunale di Bari ha finalmente stabilito che la ragazza fu uccisa, anche se da ignoti, smentendo la tesi del suicidio. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    44 m
  • Angelo Massaro - 21 anni di carcere da innocente
    Jan 27 2026
    Pablo Trincia incontra Angelo Massaro, ingiustamente accusato di omicidio e condannato a 24 anni per un equivoco linguistico. Nel 2017, dopo oltre 20 anni di carcere, viene assolto “per non aver commesso il fatto”. Accanto a lui Benedetto Lattanzi, fondatore dell’Associazione Errorigiudiziari.com Angelo Massaro è un agricoltore della provincia di Taranto. Nel 1996 scompare un suo amico e viene ritrovata solo la sua auto bruciata. Pochi giorni dopo, Massaro viene intercettato mentre parla con la moglie: sta trasportando un macchinario agricolo e in dialetto lo chiama “muers”, ovvero questo cavolo di coso, questo coso ingombrante. Gli inquirenti però trascrivono la parola come “muert”, “il morto”, convincendosi che stesse spostando un cadavere. Non c’era un corpo, non c’era un’arma, non c’era un movente. Nonostante ciò, Massaro viene condannato a 24 anni di carcere, sulla base di quell’equivoco linguistico e di testimonianze poi ritrattate. Solo nel 2017, dopo oltre vent’anni di battaglia legale, viene assolto in revisione “per non aver commesso il fatto”. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    44 m
  • Beatrice Fraschini - Sopravvissuta a un tentato femminicidio
    Jan 19 2026
    Pablo Trincia incontra Beatrice Fraschini, sequestrata e brutalmente picchiata per quattro giorni dal suo fidanzato nel quartiere Barona a Milano. Una testimonianza toccante, una vicenda drammatica, a supporto della sua testimonianza, l’avvocata Elena Biaggioni di D.I.R.E (Donne in rete contro la violenza). Beatrice Fraschini è una giovane donna che vive a Milano. Nel giugno del 2019, è stata sequestrata e brutalmente picchiata per quattro giorni dal suo ex fidanzato, Giacomo Oldrati nel quartiere Barona di Milano. Una relazione che nascondeva mesi di abusi fisici e psicologici da parte di Oldrati, già denunciato in passato da un’altra ex fidanzata, ma senza conseguenze legali per la sua incapacità di intendere e di volere. Nei giorni del sequestro, ha subito violenze fisiche gravissime, calci pugni e un tentativo di soffocamento, ma è riuscita a fuggire lanciandosi dal secondo piano dell’appartamento in cui era tenuta prigioniera. Nei mesi successivi, Beatrice ha affrontato un lungo percorso di elaborazione e consapevolezza, comprendendo di essere stata vittima di violenza e di un tentativo di femminicidio. L'uomo invece è stato condannato in totale a soli 4 anni per lesioni aggravate, sequestro di persona con l'aggravante della tortura e maltrattamenti. Non è stato riconosciuto il tentato omicidio perchè le ferite riportate da Beatrice non erano compatibili con il rischio di morte. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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    1 h y 7 m
  • Un avvertimento prima di iniziare - Teaser
    Dec 22 2025
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    Menos de 1 minuto