The Youngest Rapper di Cagliari: intervista a MUP Podcast Por  arte de portada

The Youngest Rapper di Cagliari: intervista a MUP

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MUP: dal freestyle in piazza allo studio di registrazione

A soli 16 anni, MUP ha già le idee chiare. Ospite ai microfoni di Unica Radio, il giovane rapper e freestyler cagliaritano ha raccontato il suo percorso nell’hip hop, dalle prime tag ai live davanti a migliaia di persone.

L’inizio è quello classico: amici, graffiti, piazze e freestyle.

«Mi sono avvicinato all’Hip-Hop tramite amici, facendo le prime tag. Poi il freestyle tra il Bastione e le piazze mi ha aiutato tantissimo», racconta.

Da lì il passaggio alla scrittura è stato naturale. Barre nate “a scazzo” durante le jam tra amici sono diventate testi strutturati. L’idea iniziale era pubblicare un brano, non costruire un percorso. Poi qualcosa è cambiato. «Ho iniziato a scrivere seriamente e la roba ha continuato.»

Produzione, mix e controllo creativo

Oggi MUP vive la musica a 360 gradi. Non solo scrittura, ma partecipazione attiva alla produzione, al recording e persino al mix e master.

«Partecipo a tutte le sessioni. Dal beat al rec, fino al mix. Così posso esprimermi meglio su come voglio la voce.»

Un approccio che dimostra maturità artistica e volontà di controllo creativo, raro per un artista così giovane.

All’inizio, però, il percorso era diverso. Le prime tracce nascevano su type beat trovati online. «Non sapevo distinguere un beat, un type beat, una produzione. La mia prima canzone è ancora su YouTube perché non ho i diritti.»

Con il tempo il metodo si è evoluto: ispirazione dai type beat, ma poi ricreazione totale in studio con i produttori. «La cosa figa è che puoi prendere l’ispirazione e poi cambiare tutto. Alla fine uscivano beat nostri.»

L’esperienza ad Ateneika e l’emozione del palco

Tra i momenti più forti del percorso di MUP c’è sicuramente l’esibizione ad Ateneika, uno dei festival più importanti del panorama cagliaritano.

«È stata una roba crazy. Non mi ricordo molto, per l’emozione. Dopo essere sceso dal palco mi sono sentito male e mi è venuta la febbre.»

Un’esperienza intensa, resa possibile grazie al collettivo No Ball Games, che lo ha coinvolto quasi per caso. Durante l’evento ha anche incontrato artisti come Mace ed Ele A, figure di riferimento nella scena attuale.

Un traguardo importante per un artista classe 2009.

Il no alla major: “Non cambierei il mio suono”

La domanda più delicata arriva sul finale: accetterebbe un contratto da 50-100 mila euro con una major come Sony Music o Universal Music Group se questo significasse snaturare il suo stile?

La risposta è netta.

«Per quella cifra non cambierei totalmente il mio suono. Mi sto divertendo. L’intento non è diventare il Trap King, è diventare qualcuno, ma divertendomi.»

Un concetto che torna più volte nell’intervista: la musica funziona quando nasce dal divertimento, non dall’obbligo. «Se diventa un “devo farla”, esce una cagata.»

Rabbia, ansia e scrittura: il processo creativo

Il processo creativo di MUP è istintivo. Spesso nasce da emozioni forti, in particolare rabbia e ansia.

«Quando sono molto arrabbiato mi metto a scrivere. Poi lavoriamo il beat. Molti pezzi nascono così, all’improvviso.»

A volte basta una melodia ascoltata in studio per accendere la scintilla. Altre volte è l’ascolto di nuova musica a generare l’ispirazione. Non esiste un calendario rigido: «Nasce tutto a caso. Ed è sempre il modo migliore.»

Una promessa della scena urbana cagliaritana

Freestyle, studio, live e una visione chiara del proprio percorso. MUP rappresenta una nuova generazione di artisti che cresce tra piazze e produzioni indipendenti, con una consapevolezza sorprendente per l’età.

Il suo obiettivo non è rincorrere numeri o etichette, ma costruire un’identità solida. E, soprattutto, divertirsi.

E forse è proprio questo il segreto.

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