Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM
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Ieri, 18 febbraio 2026, era il giorno della testimonianza di Mark Zuckerberg all'interno del Caso KGN. Zuckerberg si è seduto per la prima volta davanti a una giuria, in un'aula di tribunale, sotto giuramento.
Il caso è KGM contro Meta e YouTube e un caso giudiziario storico. Al centro c'è Kaley, una ventenne californiana che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove.
La sua storia di dipendenza digitale, depressione e pensieri suicidari è diventata il cuore di un processo che potrebbe cambiare le regole del gioco per tutta Big Tech.
Si tratta di un bellwether trial, un processo-campione il cui esito potrebbe influenzare oltre 1.600 cause simili già in attesa di sentenza e più di 2.300 procedimenti paralleli in tutto il paese.
TikTok e Snap, come noto, hanno già patteggiato. Restano Meta e Google, che risponde per YouTube.
In aula sono emersi documenti interni che Zuckerberg avrebbe preferito non vedere proiettati davanti a una giuria.
Una email del 2017 recitava: "Mark ha deciso che la priorità principale dell'azienda nel 2017 sono gli adolescenti". Un documento del 2018 andava oltre: "Se vogliamo vincere in grande con i teenager, dobbiamo portarli dentro da tweens", cioè prima dei 13 anni, che è l'età minima prevista dalla stessa policy di Instagram.
E un'analisi interna del 2020 mostrava che gli undicenni avevano quattro volte più probabilità di tornare su Facebook rispetto agli utenti adulti.
Zuckerberg ha confermato i contenuti senza smentirli. Ha ammesso che molti utenti mentono sull'età, definendo la verifica "molto difficile". Ha difeso i filtri estetici di Instagram, quelli che i suoi stessi esperti avevano collegato a problemi di immagine corporea nelle ragazze, dicendo che rimuoverli sarebbe stato "paternalistico".
C'è stato anche un altro passaggio che ha fatto rumore. Quando gli avvocati gli hanno chiesto se avesse mentito in un'intervista al podcast di Joe Rogan, sostenendo di non temere un licenziamento da parte del CdA, Zuckerberg ha risposto senza esitare: "Se il consiglio volesse licenziarmi, potrei eleggere un nuovo consiglio e reintegrarmi".
Una frase che dice tutto sul livello di controllo che ha su Meta e che assume un peso particolare in un momento in cui, specie in UE, si discute sempre più della responsabilità diretta dei proprietari delle piattaforme.