Le persone prima. Roma e la cultura hip-hop sono ancora vive A Roma la cultura hip-hop è viva da sempre: Simone Eleuteri arriva al rap subito come arrivano in tanti a Roma negli anni ’90: per prossimità, per strada, per amicizia. Prima ancora dei nomi e delle sigle, ci sono le persone. Taverna Ottavo Colle non è uno slogan: è un punto di incontro reale, una tana, un posto dove si passa il tempo e si forma un linguaggio comune.È lì che Simone incontra Masito Fresco (inizialmente Beffa, poi Deep Masito nella sua carriera di writer) e l'impareggiabile Sebastiano Ice One. Non nascono come “artisti”, ma come ragazzi che condividono una visione: il rap non è intrattenimento, è un modo per stare al mondo. Da subito è chiaro che non sarà una storia di individualismi. Qui l’io viene sempre dopo il noi.I Colle der Fomento nascono così: da una fedeltà umana prima che artistica. Danno cresce dentro questo patto non scritto, e quella fedeltà resterà una costante della sua vita, anche quando le forme cambieranno. Col tempo infatti le persone intorno cambiano ruolo. Ice One esce dalla formazione stabile, e nel percorso dei Colle entra DJ Baro. Non è solo un cambio tecnico: è un cambio di fase. Il gruppo resta, ma si trasforma. Danno resta lì, dentro quella trasformazione, senza mai cercare scorciatoie soliste. Ice One rimarrà l'amico di sempre, che li accompagna spesso, con la stima che cresce di più negli anni che passano.Poi, anni dopo, arriva per Simone un altro incontro decisivo: dj Craim. È qui che qualcosa si sposta davvero. Non sul piano umano – sempre basato su stima e affinità – ma sul piano immaginativo. Con Craim il mondo di Danno si raffredda, si fa più metallico e cyber punk. È una nuova esplorazione, ma fatta sempre insieme a qualcuno, mai da solo. Il pubblico e la scena romana I dischi dei Colle der Fomento non sono semplici uscite discografiche: sono capitoli esistenziali. Raccontano Roma, il tempo che passa, la coerenza, la fatica di restare fedeli a sé stessi. Anche quando il suono è duro, sotto c’è sempre un’idea molto chiara:"è solo amore, se amore sai dare".Amore per il gruppo, per il rap, per una certa idea di dignità. Questa è una identità è Roma, è scienza doppia H (hip-hop).Con l’arrivo di DJ Baro, il suono cambia ma l’etica resta. Meno ossessione loop-based, più asciuttezza, più spazio. Danno modula la scrittura, diventa ancora più riflessivo, meno rabbioso, più consapevole.Parallelamente nasce il bisogno di dire altro. Con Craim il sodalizio si consolida a metà anni 2000 e la vita di Simone prende forma una traiettoria diversa: non più la città, ma il sistema; non più il cemento, ma l’acciaio. È un rap più freddo, cyber, alienato. Non meno umano, ma più disilluso. Qui Danno esplora una distopia emotiva che nei Colle non avrebbe avuto senso forzare. Nascono gli Artifical Kids e l'album Numero47 del 2009. A questo si affianca Digging in New York”, il documentario. Anche qui, niente nostalgia fine a sé stessa: è ricerca delle radici, rispetto per la cultura, bisogno di capire da dove viene tutto. Lo stesso approccio lo porta anche alla dimensione di speaker radiofonico proprio con l'amico Crime: raccontare, contestualizzare, trasmettere. Sempre con la stessa voce, mai gridata.“Solo amore”, il libro sulla scena hip-hop dei Colle, invece arriva più tardi, nel 2022. Non è un’operazione laterale: è la naturale estensione di un percorso. La scrittura esce dalla metrica ma resta fedele allo stesso sguardo. È memoria, bilancio, affetto. È il punto in cui Danno smette di raccontare solo il mondo e inizia a raccontare il tempo. Aka Danno: perché adesso, perché così Ed eccoci ad Aka Danno. Non è una fuga dai gruppi, né una rottura. È una fase che arriva dopo tutto questo. Dopo i Colle, dopo gli Artificial, i documentari e i libri, dopo il racconto. Ma ancora con Crime.Aka Danno nasce adesso perché adesso Simone Eleuteri può permettersi di parlare senza rappresentare nessun simbolo collettivo. Non deve più tenere insieme un immaginario storico. Può stare nel presente. Non è una monetizzazione del nome che ultimamente è riconosciuto in ogni intervista, documentario e podcast come un pilastro ineguagliabile di coerenza e capacità artistica. Ma un progetto serissimo che certifica questo non-spostamento della persona rispetto al girare della musica e del carrozzone che invece è diventato il rap mainstream italiano.Il fatto che il percorso prosegua ancora con Craim non è casuale: è lì che oggi sente di poter dire qualcosa di nuovo. Ci aspettiamo un suono coerente con quella traiettoria: meno manifesto, più flusso. Meno mito, più esperienza.Aka Danno non promette rivoluzioni. Promette presenza. A Roma la cultura hip-hop è ancora viva. E per uno che ha sempre messo il noi davanti all’io, è forse il gesto più radicale. Promette soprattutto, già prima di ogni cosa, un LIVE. Ed una versione su supporto fisico ...
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