4 Giorni dall'invasione (20.02.2022)
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Nel luglio 2021, pochi mesi prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Vladimir Putin pubblicò un lungo saggio intitolato “Sull’unità storica tra russi e ucraini”. Non era un semplice articolo accademico: era un vero manifesto politico.
In questo documento, Putin sostiene apertamente che russi e ucraini sarebbero “un solo popolo”, che l’Ucraina moderna sarebbe un prodotto artificiale della storia sovietica e che la sua piena sovranità sarebbe possibile solo in stretta alleanza con la Russia. Secondo questa visione, l’indipendenza ucraina non è un fatto storico legittimo, ma un errore geopolitico da correggere.
Il testo è fondamentale perché rappresenta una fonte primaria diretta: non interpretazioni di analisti, non speculazioni geopolitiche, ma le parole stesse del leader russo prima della guerra. Leggendolo oggi, molti passaggi suonano come una giustificazione ideologica anticipata dell’invasione del 2022.
Il saggio costruisce una narrazione storica in cui la Rus’ di Kyiv viene presentata come origine esclusiva dello Stato russo, minimizzando lo sviluppo separato dell’identità ucraina nei secoli successivi e ignorando il lungo percorso politico, culturale e linguistico che ha portato alla formazione della nazione ucraina moderna.
Capire questo documento significa capire che la guerra non nasce solo da questioni militari o dall’allargamento della NATO, ma anche da una visione storica e imperiale della Russia e del suo ruolo nello spazio post-sovietico.
Se vogliamo comprendere davvero le cause del conflitto, dobbiamo partire dalle fonti dirette. E Putin, in quel saggio, aveva già scritto gran parte della storia che sarebbe arrivata pochi mesi dopo.