Permesso per cure mediche e lavoro: il Consiglio di Stato riapre alla conversione dopo il Decreto Cutro Podcast Por  arte de portada

Permesso per cure mediche e lavoro: il Consiglio di Stato riapre alla conversione dopo il Decreto Cutro

Permesso per cure mediche e lavoro: il Consiglio di Stato riapre alla conversione dopo il Decreto Cutro

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Permesso per cure mediche e lavoro: il Consiglio di Stato riapre alla conversione dopo il Decreto Cutro Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione. Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi analizziamo una sentenza molto importante del Consiglio di Stato, pubblicata il 20 marzo 2026, Sezione Terza, numero 2397 del 2026, relativa al procedimento con ruolo generale numero 6436 del 2025 . Il caso riguarda un cittadino straniero titolare di un permesso di soggiorno per cure mediche che aveva chiesto la conversione in permesso per lavoro subordinato. La Questura di Firenze aveva dichiarato l’istanza inammissibile, applicando la nuova disciplina introdotta dal Decreto Cutro, cioè il decreto-legge numero 20 del 2023, convertito nella legge numero 50 del 2023, che ha eliminato la convertibilità di questi titoli. Il TAR Toscana aveva confermato questa impostazione, sostenendo che dopo la riforma la conversione non è più possibile. Ma il Consiglio di Stato ribalta completamente la prospettiva. Il punto centrale della decisione è l’interpretazione dell’articolo 7, comma 2, del Decreto Cutro, cioè la norma transitoria. Secondo il Consiglio di Stato, il riferimento alle “istanze presentate” riguarda la domanda originaria del permesso e non la successiva domanda di conversione. E questo cambia completamente il quadro. Significa che se il permesso per cure mediche è stato richiesto prima del 6 maggio 2023, continua ad applicarsi la disciplina previgente, che consentiva la conversione in lavoro. Il Consiglio di Stato chiarisce che la “disciplina previgente” comprende anche la possibilità di conversione, quale elemento strutturale del regime del titolo di soggiorno . La decisione si fonda su principi molto solidi: tutela del diritto alla salute, tutela della vita privata e familiare ai sensi dell’articolo 8 CEDU, e principio del legittimo affidamento. In sostanza, lo straniero non può essere penalizzato da un mutamento normativo sopravvenuto, quando ha maturato la propria posizione giuridica sotto una disciplina diversa. Conclusione: il Consiglio di Stato accoglie l’appello e annulla il provvedimento della Questura. Questa sentenza ha un impatto concreto rilevante, perché riapre uno spazio interpretativo che sembrava chiuso dopo il Decreto Cutro, soprattutto per tutti i titolari di permessi rilasciati prima della riforma. E soprattutto, rimette al centro un principio semplice: le norme transitorie vanno interpretate in modo coerente con i diritti fondamentali, non in modo restrittivo. Grazie per l’ascolto. A presto con un nuovo episodio di Diritto dell’Immigrazione.

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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